La Risposta di Legambiente all'Attacco dell'Espresso

Carissimi,
oggi in edicola sull'Espresso è stato pubblicato un attacco disonesto ed indecoroso contro la nostra associazione. {C}{C}

In allegato, onde evitare che acquistandolo ne aumentiate le vendite, l'articolo in questione oltre
che la risposta che abbiamo pubblicato sul nostro sito. La lettura di questo botta e risposta è l'ulteriore riprova  di quanto sia scomodo il nostro modo di fare associazionismo.
Ce lo siamo detti molte volte: noi vogliamo contribuire al cambiamento di questa società e per farlo ci mettiamo in gioco con la nostra forza e la nostra credibilità.
Evidentemente questo modo fare ci espone molto ma ci rende anche straordinariamente utili per questo Paese.
Io e Vittorio rimaniamo naturalmente a vostra disposizione per chiarimenti ed informazioni ulteriori.

Un abbraccio a tutte e tutti

Rossella Muroni
Direttrice generale Legambiente


Leggi l'articolo dell'Espresso

 

La Risposta di Legambiente a proposito dell’articolo dell’Espresso di venerdì 29 novembre

Proviamo a rimettere in ordine le cose. Ringraziamo innanzitutto Andrea Palladino e Nello Trocchia, i giornalisti che sull’Espresso uscito oggi hanno dedicato a Legambiente un loro articolo. Dispiace solo che la voglia di scoop gli abbia preso un po’ la mano, finendo per innestare l’ormai usuale meccanismo italiano della macchina del fango (grazie anche alla titolatura dell’articolo).

Noi purtroppo, nonostante gli autori stessi ci qualifichino come “il colosso dell’associazionismo green italiano”, non abbiamo la stessa potenza mediatica dell’Espresso e quindi ci limitiamo a raccontare come stanno le cose sui mezzi a nostra disposizione.

Nell’articolo si parla della “svolta imprenditoriale di Legambiente”:  “energia da rifiuti, ricavata da impianti gestiti attraverso una rete di srl e spa, tutte concentrate sul business del futuro … Con la società di consulenza Azzeroco2 srl – costituita nel 2007 – sta promuovendo imprese in tutta Italia per la gestione diretta di impianti in grado di estrarre gas metano da rifiuti urbani e industriali”.

Le cose stanno così.
Azzeroco2, una Esco che Legambiente decise di promuovere nel 2004 (insieme a Kyoto Club e Ambiente Italia), partecipa con il 10% ad un unico impianto funzionante a Latina, ed ha in campo un solo progetto, sempre a Latina (dove per altro come Legambiente siamo in prima fila nella lotta alle ecomafie), quello segnalato dall’articolo, a cui partecipa per l’1%. Tutta qui la rete imprenditoriale.

Lo scoop dell’Espresso ci offre l’occasione anche per chiarire un altro aspetto. Azzeroco2 è stata promossa da Legambiente per favorire lo sviluppo nel sistema economico italiano di una green economy che dimostri che le cose si possono fare bene e che producono vantaggi ambientali e occupazionali per il Paese. Strada per altro non particolarmente originale visto che è questa un’opzione ben radicata nell’associazionismo ambientalista di matrice anglosassone, anche operante nel nostro paese. Abbiamo fatto questa scelta, che ci espone a critiche più o meno legittime, perché pensiamo che la responsabilità di un’associazione sia anche quella di dimostrare che le cose si possono fare bene, perché finora l’attacco più pericoloso alla green economy è venuto proprio dagli impianti fatti male o nel posto sbagliato.

Coerentemente con  questa scelta politica Azzeroco2 si è impegnata con il progetto Recall perché in Italia si sviluppasse un sistema di impianti di produzione di biogas, che servono al paese, che sostituisca il mais con la frazione umida che viene raccolta dai rifiuti urbani e con residui di produzione vegetale, da cui ricavare biogas e compost. Ma purtroppo questa strada si è dimostrata molto più complicata del previsto e siamo fermi ad un solo progetto, ancora da realizzare.

Nel merito dell’impianto segnalato dall’Espresso, capiamo che la logica dell’articolo è quella per cui le colpe dei padri ricadono sui figli. Ma non ci vogliamo nascondere dietro ad una battuta. Anche qui la realtà è chiara. “L’azienda entrata nell’affare biogas di Legambiente” ci sembra una formulazione un po’ approssimativa e vagamente allusiva. Ribadiamo la realtà dei fatti. Azzeroco2 sta nella società che si è costituita per costruire un impianto di biogas da FORSU (Frazione organica rifiuti) con l’1%. Il suo compito è sviluppare il progetto per essere sicuri che vengano applicate le migliori tecnologie possibili, per realizzare tutte le misure volte ad eliminare gli impatti ambientali, per avere certezze sulla filiera della materia prima utilizzata. Con i Patti parasociali ha preteso che, nonostante quel 1%, il presidente della società fosse scelto da Azzeroco2, per garanzia che la gestione successiva dell’impianto rispettasse i criteri del progetto (metodica questa che potrebbe essere anche molto interessante per gli enti locali, che così potrebbero svolgere un ruolo di indirizzo e controllo senza esporsi finanziariamente e senza partecipare agli utili!).

Quanto poi al coinvolgimento del sig. Francesco Traversa, il cui padre fu condannato a seguito di un’inchiesta per truffa relativa a traffici illeciti di rifiuti, abbiamo svolto le verifiche necessarie, ma nulla ci è risultato. Su questo riconosciamo volentieri che i giornalisti dell’Espresso sono stati più bravi di noi. Forse siamo stati anche indotti in inganno dal fatto che il sig. Francesco Traversa è vicepresidente di Confindustria Latina.

D’altra parte troppo ingenui non siamo, e conoscendo la pericolosità del territorio, Azzeroco2 si è tutelata con Patti parasociali che ci consentono o di uscire dalla società o di ottenere l’uscita del socio che risultasse esposto sul piano della legalità.

Già una settimana fa, infatti, Azzeroco2 si è attivata, appena venuti a conoscenza dei precedenti penali del padre di Francesco Traversa, perché si proceda immediatamente nel rispetto dei patti parasociali sottoscritti, con le decisioni conseguenti.

Noi non siamo “imbarazzati” come dice in chiusura l’articolo, siamo INCAZZATI  perché noi ed un buon progetto, assolutamente giusto, siamo le vittime di un fenomeno sempre più pervasivo che riguarda l’impossibilità, per sospetti o dati di fatto, di avviare imprese virtuose in determinati territori. Siamo grati al giornalismo d’inchiesta se sa andare oltre le informazioni normalmente disponibili, perché aiuta noi e il paese. Ma non ci rassegniamo a che nel sistema imprenditoriale italiano, che è sempre più esposto al rischio di infiltrazioni illegali e mafiose, non sia possibile realizzare, in determinati contesti, impianti ed iniziative tecnologicamente avanzate ed ambientalmente  corrette. Perché questo è l’interesse generale del paese e come Legambiente, con orgoglio, rivendichiamo che anche questo è parte dei nostri compiti, con buona pace di qualche ben pensante. Lo è allo stesso modo, con lo stesso impegno e la stessa trasparenza con cui denunciamo da anni il massacro della Terra dei Fuochi e ci battiamo per pretendere verità e giustizia, e lo facciamo insieme alla battaglia per rilanciare in quel territorio una economia sana ed ecologicamente sostenibile. Esattamente come ci battiamo contro i gravi guasti prodotti dal consumo di suolo ed insieme ci impegniamo per proposte ed azioni concrete che favoriscano la messa in sicurezza del territorio e la rigenerazione urbana

Questo è l’ambientalismo che pensiamo sia utile al paese.